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Esteri
Usa, anche i giganti sono vulnerabili e fragili

Di Carlo Patrignani

Anche i giganti, signori e per una autoproclamata missione divina protettori del mondo, hanno il loro "tallone d'Achille" che li rende vulnerabili e, al tempo stesso, fragilissimi. E non per lo scontro o la competizione con una potenza piu' organizzata, attrezzata ed efficiente ma per un piu' 'potente' difetto di cultura e di pensiero. E' quel che sta accadendo agli Usa di Barak Obama: esser messi in ginocchio da due "nemici" non esterni, come un tempo era il comunismo o oggi potrebbe essere la Cina, ma interni, cioè insiti, iscritti nel proprio dna: la licenza e l'uso indiscriminato e senza controllo delle armi, in continuita' con l'antico Far West e il disumano razzismo, ereditato dalla consolidata prassi della schiavitu' con tanto di sfruttamento dei negri, fino all'inverosimile distruzione di indiani e pellirosse.

Un irrefrenabile collasso ha colpito la societa' piu' razionale, piu' progredita e più all'avanguardia del mondo, la società superefficiente grazie alla forte e diffuda struttura capitalistica, che l'ha resa però anche prigioniera e schiava di una cultura, di un pensiero da cui non riesce a emanciparsi. "Dobbiamo rifiutare tanta disperazione" ha esortato un dimesso, afflitto, opaco Obama alla commemorazione dei cinque agenti di polizia uccisi giovedi' dal cecchino veterano dell'Afghanistan, Micah Johnson durante le manifestazioni di protesta a Dallas contro le violenze continue della polizia nei confronti degli afro-americani. Immancabili i rituali richiami all'unita' e compattezza degli Usa: "non siamo divisi" e alla loro forza e potenza: "[...] so quanto lontano siamo arrivati contro ogni possibile previsione", e alla tradizione: "la Scrittura ci dice che nelle nostre sofferenze c'e' gloria - ha evidenziato Obama - perche' sappiamo che la sofferenza produce perseveranza. La perseveranza, a sua volta, carattere e speranza".

Non sara' che quel che non funziona negli Usa, il malessere invisibile ma non silente, nonostante siano per autoelezione la culla della liberta' e della democrazia, molto spesso anche esportate con le bombe nel mondo, e' una cultura e un pensiero che un esperto di storia americana e ordinario di letteratura angol-americana alla Sapienza di Roma, Alessandro Portelli, ha duramente criticato all'indomani delle violenze sugli afro-americani: "[...] è un’America che da un quarto di secolo sta collocata alle crossoads fra onnipotenza e paura, con Dio dalla sua parte ma un mondo ostile e sconosciuto tutto intorno. E’ l’America che fra onnipotenza e terrore ha ucciso Calipari, e che fra onnipotenza e terrore continua gli omicidi quotidiani di polizia, 580 nel 2016 finora, cui almeno 100 afroamericani disarmati". E non e' allora per nulla azzardato dire che tale 'onnipotenza', che presiede ad una cultura e ad un pensiero mai messi in discussione, sia il frutto del connubio ferreo tra la Ragione, il capitalismo efficientista, produttivo e consumista, e la Religione, particolarmente sentita e professata: entrambe ben radicate nella cultura e nel pensiero made in Usa.

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