I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
A- A+
Imprese e Professioni
Facciamo il punto sull'Europa. Si è fatto un passo avanti. C'è un compromesso

Intervista ad Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano di Milano

In Europa è stato fatto un passo in avanti

Al di là delle polemiche i Paesi europei sono obbligati a trovare una soluzione. Senza la quale ne risentirebbero fortemente tutti: economie deboli e economie forti. Non c’è alternativa. Per dirla in latino: simul stabunt vel simul cadent (insieme staranno oppure insieme cadranno). Naturalmente parliamo di un accordo di compromesso.

Angela Merkel

Da porre in evidenza l’atteggiamento di Angela Merkel. Il discorso che ha tenuto davanti al Bundestag prima dell’incontro del Consiglio europeo ha orientato la trattativa. Come ha sostenuto la stessa Merkel, per la Germania l’Unione Europea è una comunità di destino. Perciò la cancelliera ha mediato tra le opposte strategie per rispondere alla crisi mitigando l’intransigenza dei Paesi del Nord Europa e si è detta disponibile a aumentare i contributi al bilancio pluriennale dell’Ue. Non solo: ha sollecitato a fare in fretta.

Ha sostenuto che "per il bene dell’Europa occorre mettere insieme le risorse". E ha aggiunto: "dobbiamo mettere insieme anche le modalità di spesa e di tassazione".

Ciò significa due cose: la prima, che i soldi dell’Europa non vanno sprecati ma utilizzati per favorire lo sviluppo; la seconda, che finalmente ci si sta incamminando sulla strada di una politica fiscale comune. I tempi non saranno brevi perché si debbono uniformare i sistemi fiscali di ventisette Paesi, ma non potranno neanche essere lunghissimi. Non c’è altra strada. E anche l’Italia dovrà adeguarsi.

Vediamo i provvedimenti decisi

È un pacchetto di 540 miliardi di euro così articolato:
Il MES (Meccanismo Economico Salvastati) può erogare crediti fino a 240 miliardi. Gli Stati potranno ottenere prestiti fino al 2% del loro Pil (35 miliardi per l’Italia) con l’unico vincolo dell’impiego per i costi sanitari diretti o indiretti del Coronavirus.
La BEI (Banca europea per gli investimenti) ricevuti dagli Stati membri 25 miliardi potrà fornire garanzie sui prestiti chiesti alle banche per erogare denaro alle aziende colpite dagli effetti del Coronavirus con una mobilitazione di risorse supplementari fino a 200 miliardi di euro.
Il fondo SURE (fondo per la disoccupazione europea) finanzierà sino a 100 miliardi le casse integrazioni nazionali salvaguardando i posti di lavoro.

Intervista ad Alessia Potecchi

Alessia Potecchi è Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano di Milano

potecchi2Alessia Potecchi

Cara Alessia, come vedi questo compromesso che si è creato in Europa?

"Il compromesso oltre a stabilire questo pacchetto di 540 miliardi ha fatto una apertura importante con la progettazione del Recovery Fund per realizzare un fondo speciale per il rilancio dell’economia nella Unione Europea sulla base di un debito comune. I 27 hanno poi dato mandato a Bruxelles di mettere a punto il Fondo per il rilancio economico, si tratterà di permettere alla Commissione Europea di prendere denaro a prestito sui mercati finanziari, aumentando la quota delle risorse nel bilancio comunitario dall'1,2% al 2% circa di tutto il totale".

Dopo il decisivo intervento di Ursula Von Der Leyen, che cosa possiamo aspettarci per l'Italia?

"La Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen ha detto che la cifra dipenderà da diversi fattori: la taglia che avrà il bilancio e dall'uso che si farà del denaro, prestiti o sovvenzioni. Paesi come l'Italia, la Francia, la Spagna sostengono che questo nuovo strumento debba avere una liquidità di 1000 - 1500 miliardi di euro e debba essere utilizzato per sovvenzioni. Altri stati quali la Svezia e l'Olanda optano per strumenti meno generosi e preferiscono prestiti piuttosto che sussidi. Si pensa ad un mix delle due opzioni ma il tutto è ancora da negoziare e da definire nella sua messa in pratica".

E' un vero passo avanti?

"In sostanza quello che è stato deciso rappresenta comunque un passo in avanti sostanzioso e comunitario, i 27 Paesi hanno accettato di introdurre uno strumento innovativo come chiedeva la lettera firmata dall'Italia con altri 8 Paesi: questo renderà la risposta europea più solida e coesa, si tratta comunque di una emissione di titoli europei che non saranno Eurobond nello specifico ma si avvicinano di molto alla richiesta dell'Italia".

La strategia del Governo italiano

Come giudichi la strategia attuata dal Governo italiano?

"La strategia del Governo ha ottenuto, anche grazie ad un’abile costruzione di alleanze con altri otto paesi dell’Unione Europea tra cui la Francia la Spagna e il Portogallo di sospendere il fiscal compact. Ha avuto assist importanti con gli interventi recenti di Mario Draghi e dell’ex cancelliere della Germania Schoreder. In particolare poi la nuova presidente della BCE Christine Lagarde ha fatto marcia indietro sulle sue iniziali infelici dichiarazioni sullo spread e ha annunciato la disponibilità della BCE ad acquistare i titoli sotto l’investment grade cioè non ritenuti affidabili dal mercato i cosiddetti titoli spazzatura".

Come si prospettano i prossimi passi?

"La partita si gioca nei prossimi 6 mesi sotto la presidenza tedesca, l’Italia in questo dibattito non si deve presentare come è avvenuto negli ultimi anni come un accattone per strappare dei margini di flessibilità dello 0,2%, dello 0,5% o dello 0,8%. L’Italia deve fare valere nella trattativa che 1) è uno dei 7 Paesi maggiormente industrializzati nel mondo 2) è ai primi posti nella classifica delle esportazioni 3) ha 10 trilioni di euro tra risorse delle imprese e risparmi delle famiglie".

Altre idee per il futuro?

"Beh, sì, ecco alcune idee per il futuro: oltre a fare sul serio la lotta all’evasione fiscale, c’è da considerare che solo una parte minima delle risorse che abbiamo è investita nel debito pubblico, solo il 4% dei titoli di stato è nel portafoglio delle famiglie, occorre spostare parte di questo risparmio all’acquisto di titoli cosiddetti sociali. Mi spiego: noi parliamo spesso del piano Marshall che ha aiutato a ricostruire il paese dopo la fine della seconda guerra mondiale, dimentichiamo cosa avvenne in quegli anni, nel 1945 il governo Parri fece l’emissione dei titoli per liberare l’Italia dal nazifascismo e nel 1948 il governo De Gasperi emise dei titoli per la ricostruzione dell’Italia. In quella occasione i comunisti e i socialisti che erano stati estromessi dal Governo propagandarono tra i lavoratori l’acquisto dei titoli per la ricostruzione del Paese perché avevano chiaro che avrebbero consentito di migliorare le condizioni sociali ed economiche dei lavoratori e del Paese".

Allora che cosa resta da fare?

"Ancora dobbiamo fare un’azione di persuasione perché rientrino capitali andati all’estero così come dobbiamo riportare in Italia le imprese che hanno trasferito la sede all’estero per ottenere vantaggi fiscali. Dobbiamo convincere gli innumerevoli fondi integrativi salute, previdenza ecc. ad investire anche in Italia in titoli del debito pubblico italiano e non come purtroppo avviene oggi in titoli speculativi all’estero. Si potrebbe anche esaminare la possibilità di investire in parte in titoli di stato il TFR che ha un valore di circa 26 miliardi ogni anno: insomma va benissimo l’intervento dell’Europa ma dobbiamo anche cercare di utilizzare al meglio le nostre tante risorse".

 

 

Commenti
    Tags:
    punto sull'europapasso avanticompromessomessureursula von der leyen. alessia potecchipaolo brambillatrendiest newsrecovery fund
    in evidenza
    Casaleggio-Sabatini, che coppia Mano nella mano in dolce attesa

    Paparazzati in un hotel di lusso

    Casaleggio-Sabatini, che coppia
    Mano nella mano in dolce attesa

    i più visti
    in vetrina
    Meteo, il maltempo spacca l’Italia tra temporali e super caldo

    Meteo, il maltempo spacca l’Italia tra temporali e super caldo


    casa, immobiliare
    motori
    DS 7 CROSSBACK: viaggiare in un comfort premium

    DS 7 CROSSBACK: viaggiare in un comfort premium


    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Cambia il consenso

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.