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Lampi del pensiero
Covid, Lancet smonta le tesi che stigmatizzano i non vaccinati
(foto Lapresse)

Covid e non vaccinati, l'articolo di Günter Kampf su Lancenet che smonta le tesi del circo mediatico e del clero giornalistico

Fingiamo, per un istante, che abbia ragione l'ordine del discorso dominante: quello che va ripetendo che solo gli scienziati hanno il diritto di decidere e financo di parlare nelle questioni della vita pubblica ridotta a clinica e ad amministrazione dell'emergenza sanitaria. Sappiamo che non è così, dacché il sapere dei medici, pur importante, non può spodestare la decisione politica e sequestrare la sovranità popolare. Ad ogni modo, fingiamo che abbia ragione chi dice che la scienza e soltanto essa sia titolata a parlare.

Ebbene, sulla prestigiosa rivista "The Lancet", riferimento imprescindibile del dibattito scientifico e medico, in data 20.11.2021, è uscito un articolo significativamente intitolato: COVID-19: stigmatising the unvaccinated is not justified (COVID-19: stigmatizzare i non vaccinati non è giustificato). L'articolo è firmato da Günter Kampf, docente presso l'Università di Grefswald. In primis, stigmatizzare i non vaccinati è fuorviante, dacché - spiega Kampf - è sbagliato pensare che "chi è stato vaccinato non sia rilevante nell'epidemia del COVID-19" ("who have been vaccinated are not relevant in the epidemiology of COVID-19"). Detto altrimenti, anche i vaccinati contagiano, si contagiano e si ammalano perfino, talvolta con esiti estremi.

Insomma, parlare di "pandemia dei non vaccinati", come fece Joe Biden e dopo di lui molti altri, è un grave errore. Kampf ricorre poi a un secondo argomento, di ordine storico e sociopolitico, dettaglio ancor più interessante se si considera che a svilupparlo è un medico. "Storicamente - egli scrive - sia la Germania, sia gli USA hanno prodotto esperienza negative stigmatizzando parti della popolazione a causa del colore della pelle o della religione" ("historically, both the USA and Germany have engendered negative experiences by stigmatising parts of the population for their skin colour or religion"). Il riferimento è inequivocabile e superfluo sarebbe ogni commento. Il dottor Kampf ci sta suggerendo che si stanno producendo, magari grazie anche all'infame tessera verde, forme oscene di discriminazione che richiamano alla mente le abominevoli esperienze del passato. Con buona pace del circo mediatico e del clero giornalistico, che ogni giorno si adoperano per smentire tale analogia, anche in ciò tutelando l'interesse del potere e dei gruppi dominanti: ebbene sì, si sta producendo una insopportabile discriminazione che si giustifica secondo un ordine del discorso medico-scientifico ma che, come ci suggerisce il dottor Kampf, di medico e di scientifico ha forse ben poco. In effetti, chiediamoci: che cosa vi sarebbe mai di realmente scientifico in una scienza che giustificasse la discriminazione e l'oppressione degli esseri umani?

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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