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Il divorzio islamico è lecito in Italia? Lo deciderà la Cassazione

In Italia è lecito il divorzio islamico? Più precisamente: che cosa accade se un cittadino, per l'appunto di religione islamica, chiede a un giudice italiano il riconoscimento del suo divorzio, sancito nel 2014 a Nablus, in Palestina, da un “Tribunale della Shari'a”?

A decidere, in tempi al momento non prevedibili, sarà la Corte di cassazione civile cui si è rivolto un uomo con doppia cittadinanza, giordana e italiana, che nel 1992 si era sposato in Palestina con una donna, anche lei con doppia cittadinanza, giordana e italiana.

L'uomo ha poi ottenuto lo scioglimento del suo matrimonio con le modalità previste dal diritto islamico. A decidere il divorzio, però, è stato un Tribunale sharaitico, i cui giudici decidono basandosi esclusivamente su quanto riportato dalle fonti della Shari'a, cioè il Corano e le Sunne. Poi la sentenza è stata registrata anche dallo stato civile italiano.

Nel 2015, però, quel divorzio è stato cancellato dalla Corte d'appello di Roma che ha accolto il ricorso della moglie ripudiata: i giudici italiani hanno stabilito non si potesse ratificare uno scioglimento del matrimonio "basato soltanto sulla volontà del marito" e senza che alla moglie fosse riconosciuto un identico diritto di difesa: per i giudici romani, insomma, il divorzio era stato ottenuta in assenza di un vero ed equilibrato contraddittorio tra le parti.

Chi ha ragione? L'ex marito o l'ex moglie? Il problema di cui ora deve occuparsi la Cassazione è delicato, perché nel frattempo l’uomo si è risposato, e ora contesta legalmente la sentenza della Corte d'appello di Roma in quanto sostiene che nel 2011 una legge palestinese ha equiparato i diritti legali dei coniugi davanti al Tribunale della Sharia.

È per questo se la Cassazione, investita della complessa questione, finora non ha deciso e sta approfondendo la questione in tutti i suoi aspetti legali.

I supremi giudici infatti vogliono sapere se davvero nel diritto civile palestinese marito e moglie siano stati equiparati nell'esercizio del ripudio del coniuge, e se anche alla parte debole della coppia venga effettivamente assicurato il diritto di difesa nel rispetto del contraddittorio.

La Cassazione ha chiesto al ministero della Giustizia di acquisire tutte le possibili informazioni sul Codice di procedura civile straniero palestinese, da applicare al divorzio in questione. E ha chiesto anche una relazione sul tema del riconoscimento del divorzio con ripudio, per sapere come viene trattato nel diritto europeo. Insomma, si prevedono tempi non brevi.

 

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