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Politica
Crisi energetica e sanzioni: la politica balbetta, mentre le aziende chiudono

La politica è l'arte del possibile: qual è, oggi, l'alternativa al gas russo? 

 

È giusto andare avanti con le sanzioni contro la Russia o invece bisogna cambiare strada, come sostengono un numero crescente di imprenditori e, ora con sempre maggiore convinzione, anche alcuni politici? 

Prima di rispondere, sgombriamo il campo dallo stucchevole dualismo tra chi viene accusato di essere putiniano e chi invece si sente dare del guerrafondaio. Di questo passo si va fuori tema, perché il discorso è tutt’altro: questa strategia sta favorendo la fine del conflitto o sono più i danni collaterali dei risultati concreti? Sostiene quest’ultima tesi Fassina (LeU), secondo il quale non solo stiamo danneggiando l’Europa, ma nel contempo stiamo anche favorendo Putin. 

Un capolavoro di tafazzismo, dal suo punto di vista, ma anche volendo assumere una posizione più moderata, le criticità appaiono evidenti. Se Descalzi ha accompagnato Di Maio nelle sue missioni internazionali in cerca di nuovi partner energetici (facendo un bel po' di ombra al Ministro) e poi ha deciso che Eni dovesse aprire un conto in rubli presso Gazprom, è evidente che nel frattempo sia preso atto dell’impossibilità di fare a meno dell’energia di Putin! L'economia fa ancora una volta supplenza alla politica, assente ingiustificata: non è una novità, ma non per questo è meno triste.

Nel giudicare le scelte politiche (e questa, come detto, lo è), non si può contare solo sugli ideali, ma bisogna avere bene a mente la lezione di Otto von Bismarck: “La politica è l'arte del possibile, la scienza del relativo”. In soldoni: Putin potrà anche suscitarci ribrezzo, ma se non c’è una soluzione alternativa, non si può urlare ai quattro venti che se ne farà a meno. A meno che non si voglia raccontare una balla populista e poi scendere a più miti consigli.

In assenza di una credibile strategia sulla transizione energetica (demerito evidente del Ministro Cingolani), la linea intransigente equivale a un salto nel vuoto, ovvero a produrre un disastro epocale in termini di aziende costrette a chiudere e conseguenti drammi occupazionali, proprio mentre i prezzi delle bollette (e non solo) schizzano alle stelle. Una tempesta perfetta, prodotta da una pluralità di fattori tra i quali pesa il balbettio della politica, con il già citato Di Maio che prima insulta Putin in diretta tv e poi sposa una linea ben più conciliante, evidentemente folgorato sulla via delle prossime elezioni dalla svolta imposta da Conte.

Già, perché in questo drammatico quadro di crisi economica e politica siamo ormai giunti al termine del mandato di quel “governo dei migliori” che raramente è stato all’altezza di cotale pomposa etichetta. Colpisce anche il silenzio di Draghi, che tanto ciarliero non è mai stato, ma che evidentemente sta accusando il colpo, dopo che Biden gli ha chiuso delle porte della Nato, facendo il bis con la frustrazione per il mancato approdo al Quirinale. 

Svanita quella way out che tanto alacremente stava lavorando per costruirsi, si mormora che il Premier abbia scelto il basso profilo per qualificarsi come riserva della Repubblica e tornare buono nel caso di un pareggio elettorale che i sondaggi danno per probabile. Draghi, in sostanza, vorrebbe proporsi di nuovo come punto di equilibrio super partes e post-ideologico, contando anche sull’appoggio di Renzi, che già si attrezza per rivendicare il proprio ruolo di king-maker.

Strategie finissime, ma decisamente lontane dalle esigenze reali delle aziende e dei comuni cittadini. Pertanto, rischiano di andare a farsi benedire sotto un’ondata di indignazione popolare, se nel frattempo Draghi non prenderà una scelta davvero convincente sul tema energetico. E ci rifletta molto bene, perché da questa mossa dipende la sopravvivenza sua, sul piano dell’ambizione politica, e nostra, in senso letterale. L’ex Presidente della Bce ha ancora abbastanza carisma per influenzare la posizione dell’Ue sulle sanzioni alla Russia? Lo vedremo presto: il tempo stringe, le riserve energetiche ancora di più.
 

 

 

 

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