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L'Anatrante
Fase 2: e quindi? Dibattito surreale. Emergono le fragilità dell'Italia
Alcuni dipendenti Ferrari al lavoro a Maranello (LaPresse)

La vicenda coronavirus – al di la di ogni altra considerazione legata alle questioni di ordine sanitario - ha messo a nudo una serie di fragilità del nostro Paese, creando alla fine le condizioni perché si assista ad un dibattito surreale sulla cosiddetta “fase 2”, la presunta “riapertura” dell’Italia. Fra roboanti annunci di miliardarie provvidenze per famiglie ed imprese in difficoltà – trasformatisi poi in debiti da contrarre con le banche garantite in varie forme dalla Stato, ma non si sa bene quando – e varie discussioni attraverso cosa, quando e come ripartire, soprattutto sul rapporto con l’Unione Europea quello di cui non si discute mai è il lavoro in quanto tale. Abbiamo cominciato a discutere delle forme in cui verrà attuato il medesimo lavoro – se in smart working o in fabbrica o in ufficio e in questi casi a quanti metri di distanza e in quali situazioni – ma di cosa dovrà fare l’Italia, su cosa dovrà impegnarsi, cosa dovrà produrre, su quali mercati dovrà andare e soprattutto quanto lavoro si potrà creare o ricreare, ecco, di questo non si discute affatto. Il problema però è sempre di più e di nuovo di carattere culturale: stamane leggo sul Sole 24 Ore che i tanto declamati decreti di sostegno alle imprese – ancora comunque rimasti inattuati – non tengono ad esempio in alcuna considerazione l’immenso mondo delle start up, non una decina di aziende ma almeno undicimila, che danno lavoro ad almeno 61 mila persone, quindi almeno 60 mila famiglie. Il problema è che per chiedere l’accesso ai garantiti finanziamenti occorre avere un pregresso fatturato, non tenendo in alcun conto le spese, la programmazione di investimenti in ricerca o in macchinari, voci proprie del bilancio di questo tipo di realtà. Le start up e l’ecosistema legato alle medesime sono una delle grandi scommesse per la modernizzazione dell’economia e la moltiplicazione delle opportunità per lo sviluppo del Paese. Poiché chi scrive non crede affatto che il lavoro si possa creare per decreto, forse sarebbe il caso di ricordarsi anche che lo sviluppo, la ripartenza, la riapertura – che sia o meno organizzata dal dott. Vittorio Colao o da tanti illustri accademici - non può prescindere da un forte sostegno ed un forte investimento nella innovazione tecnologica, di processo e di prodotto. Ma un investimento non può tradursi in altri debiti. Forse è poco noto che le start up sono aziende che, mentre investono ed innovano, fatturano: durante il lockdown tutto si è ovviamente fermato e mentre i costi sono rimasti in piedi la liquidità è evaporata. E’ urgente uscire dalla bolla in cui stiamo vivendo, figlia invero dell’assenza prolungata di una linea di politica industriale di questo Paese. Arrivati a questo punto, occorre rendersi conto che la trappola della modernità ci ha reso prigionieri del presente: in questa condizione risulta impossibile tracciare quelle necessarie linee di politica industriale a lungo termine, fino a quando ci troveremo a fare i conti – non uscendone – dal cosiddetto “attimo del presente continuato”, immersi come siamo in una società “presentista“ ed in un’economia “presentista”. E purtroppo, in un’emergenza “presentista”.

Nella sfera della politica il “presentismo” ha rotto gli argini, demolendo i pilastri della democrazia rappresentativa e aprendo la frattura più grave con la quale in tutto l’Occidente stiamo facendo i conti: la separazione fra la società e la politica. Due mondi ormai incomunicabili, distanziati da un reciproco distacco che si nutre di rancore, indignazione e rabbia. Emozioni e non più interessi o appartenenza, in un campo d’azione dove la cronaca ha sepolto la storia, altro sintomo di una modernizzazione ormai fuori controllo. Tutto questo si sta riverberando su chi deve occuparsi della cosa pubblica, della politica.  Leggo ancora stamane – ancora sul Sole 24 Ore - che per la “fase 2” la bussola deve essere la scienza, pronta a fornire il proprio contributo per attuare in sicurezza processi industriali e ripresa del lavoro. Vero. Manca una cosa nel dibattito surreale di questi giorni: non ci si può affidare a supermanager di provata esperienza se non si ha un piano: crediamo di poter affermare senza timore di essere smentiti che i risultati sono ben visibili. La crisi economica ha messo a nudo i limiti di economia e finanza al momento di riconoscerne i risultati, di autoregolamentarsi, di trovare una soluzione alle devastanti crisi sociali che questi hanno causato. La finanza scambia valore, non crea valore. Nondimeno, esauritosi il predominio economico-finanziario, è venuto il tempo di quello tecno-burocratico. Si è pensato, sia in Europa che in Italia, che affidarsi a chi detenesse la conoscenza tecnica potesse rappresentare la soluzione ai cronici ritardi e squilibri che ancora caratterizzano il nostro sistema. Nella migliore delle ipotesi ciò si è rivelato illusorio: nella peggiore, completamente errato. Non solo la tecnocrazia non è stata in grado di fare meglio della politica, ma spesso ha aggravato problemi di natura sociale già esistenti. 

La politica deve riscoprire il senso del proprio ruolo, e noi dobbiamo riscoprire il senso della politica e avere il coraggio di liberarne le potenzialità. L’errore, semmai, è stato lasciare che la politica perdesse centralità nel discorso pubblico, impedendole di indicare soluzioni, con il pessimo risultato che essa non è più stata in grado di tutelare le persone nei propri bisogni quotidiani, e ha finito col perdere la capacità di alzare lo sguardo e individuare strade per le prossime generazioni. 

È possibile cambiare questo registro?  A nostro modo di vedere è urgente e necessario. Non solo la politica deve tornare a occupare il centro della vita pubblica, conquistando quello spazio che le è stato sottratto. Ma deve, e questo è senza dubbio l’aspetto più gravoso, tornare a svolgere il proprio ruolo fondamentale, vale a dire disegnare il futuro della società.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

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