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Imprese e Professioni
Alessia Potecchi prosegue nella sua valutazione delle strategie governative

Alessia Potecchi ci ricordava la settimana scorsa che, a proposito scelte di politica economica e sociale che il governo dovrebbe applicare con urgenza, ottobre avrebbe dovuto essere il mese nel quale, dopo la fase delle manovre per affrontare le emergenze, si passava alle riforme utilizzando i fondi predisposti dall’Unione Europea con la New Generation UE: così però non è avvenuto. Qui il link alla prima parte dell’intervista dove Alessia Potecchi esortava il Governo "ad avere un confronto vero con le opposizioni, con le forze intermedie (sindacati, associazioni imprenditoriali, ordini professionali, associazioni dell’artigianato e della cooperazione) ecc…". 

Intervista ad Alessia Potecchi

Cara Alessia, la settimana scorsa abbiamo concluso l’intervista evidenziando le tue parole “Occorre guardare alla sostanza delle cose piuttosto che all’effimero”. Ora ti va di approfondire l’argomento?

“Sì, lo Stato non può rimanere alla finestra; non può limitare la sua azione alla erogazione di sussidi, ai Decreti Ristoro. Le risorse che saranno disponibili con il Recovery Fund devono essere gestite una volta fatti i progetti con un ruolo attivo dello Stato. L’Italia ha avuto una lunga fase di declino, “è la legge del meno 1” : dal 1995 la nostra economia è cresciuta in media ogni anno un punto in meno dell’insieme dell’eurozona. C’è stato in questo lungo periodo un indebolimento degli investimenti nella economia italiana. Gli investimenti privati si sono ridotti del 2,5%, quelli pubblici dell’1%”.

Quali possono essere le politiche da applicare?

“Nel settore pubblico la riduzione è legata alle politiche di austerità che hanno imposto un continuo ridimensionamento della spesa in conto capitale. Nel settore privato si possono riscontrare due ragioni diverse: da un lato la debolezza della risposta imprenditoriale alle sfide tecnologiche, all’apertura dei mercati globali e all’euro; dall’altro, paradossalmente in un ambiente interno particolarmente favorevole in cui si sono trovati ad operare le imprese non solo in termini di costo del denaro e del lavoro (diretto e indiretto) ma anche delle misure di decontribuzione e defiscalizzazione concessa dai diversi governi. Occorre ricordare che ci sono stati il blocco dei salari per la mancata diffusione della contrattazione decentrata e la precarizzazione dei rapporti di lavoro. Ciò nonostante gli investimenti privati sono stati inefficienti e decrescenti; non si è innovato, la produttività è ristagnata. I profitti privati si sono invece mantenuti stabili: sono stati reinvestiti solo in minima parte. Per combattere la “legge del meno 1” e riportare l’Italia su di un sentiero di crescita sostenuto, almeno pari a quello della media dell’Europa, occorre rianimare la propensione all’investimento delle imprese italiane”.

Mi sembra che non si debba più perdere tempo

“Sì, è una necessità impellente perché nella fase attuale, dominata dall’epidemia del Covid 19, bisogna rendere sostenibile il forte incremento del debito pubblico necessario per contrastarla. Insomma lo Stato deve intervenire utilizzando l’occasione della crisi, realizzando un adeguato ammodernamento della struttura produttiva e per risolvere le questioni nazionali aperte come la sicurezza sul lavoro, la lotta ai cambiamenti climatici e la transizione verde, la prevenzione dei danni connessi al disseto idrogeologico, l’ammodernamento delle infrastrutture (con particolare riferimento al Mezzogiorno), la digitalizzazione e la quarta rivoluzione industriale per contrastare il ritardo del paese nell’economia della conoscenza e della società dell’apprendimento”.

Come si dovrebbe proseguire?

“L’intervento dello Stato deve perseguire questi obiettivi. Non sono negoziabili e nemmeno rinviabili. La svolta dell’Unione Europea permette di correggere la caduta degli investimenti pubblici che in Italia è stata anche causata dalla adesione all’euro che ha comportato per la finanza pubblica l’obbligo di sottostare ai vincoli stringenti del trattato di Maastrich, del patto di stabilità e crescita, del Fiscal Compact più per assicurare la stabilità dell’euro che la crescita e la convergenza aderenti ad un’area monetaria che purtroppo come dice Paul Krugman era sub ottimale fin dalla sua costituzione. Oggi l’Italia vive una stagione che vede sospesi in attesa di riforma i controlli europei sui bilanci pubblici. La sospensione consente al Governo grazie agli ingenti fondi messi a disposizione dall’Europa un cospicuo programma di investimenti pubblici che, se ben congeniato ed inquadrato in un disegno intelligente di politica industriale con il coinvolgimento delle forze intermedie e in particolare delle forze sociali, potrebbe costituire il punto di avvio della ripresa dell’economia”.

Ce la farà il nostro Governo a fare tutto in breve tempo?

“A ciascuno spetta la sua parte. Il Governo deve avere un programma non può vivere alla giornata, non può rinviare i problemi, il Governo deve dialogare. Deve costituire una cabina di regia. Devono essere coinvolte le forze intermedie. Le scelte non vanno calate dall’alto, vanno elaborate, confrontate e verificate nel loro impatto. Ci sono due modi per agire: quello autoritario e solitario rappresentato dal comando, quello autorevole dove governare significa valorizzare e coinvolgere il ruolo delle forze intermedie e delle istituzioni”.       

Possiamo dire che l’Europa ci darà una mano?

“La svolta dell’Europa con l’istituzione del fondo Nex Generation UE, la vittoria del Partito Democratico nelle elezioni presidenziali in USA, la crisi dei movimenti populisti consentono di affrontare meglio l’imprevista seconda ondata della pandemia. I problemi da affrontare sono certamente notevoli; non possiamo certo sottovalutare la recrudescenza dell’epidemia che mette in risalto il tempo perso soprattutto in questa estate nel settore della sanità. Si è fatto poco, troppo poco, non si sono utilizzati i fondi del MES, si è aggravato il dissenso tra governo regioni e comuni. Il gioco dello scarica barile tra lo Stato e le Regioni non ha fine (è assurda la norma inserita e poi confermata per Decreto Legge che permette alle Regioni di modificare le regole solo per aggravarle: sono paradossali le pronunce contrastanti della giustizia amministrativa in una stessa regione la Puglia ove il TAR di Bari ha ritenuto prevalente la cultura e quello di Lecce ha ritenuta prioritaria la salute)”.

E il resto del mondo?

“Lo scenario internazionale più favorevole può consentire di affrontare con maggiore possibilità di successo la crisi economica e sociale in Italia. Quali le osservazioni: il Governo deve riscrivere la Manovra e incrementare l’indebitamento, la legge di Bilancio deve essere aggiornata sarà necessario un nuovo voto a maggioranza qualificata per lo scostamento di bilancio aggiungendo altro deficit a quello programmato. Occorre di fronte a queste difficoltà procedere con cautela: già è stato mal digerito il rinvio del taglio dell’IRPEF al 2022 che era uno dei capisaldi della riforma fiscale. Il Governo deve riuscire a rendere coerenti le manovre di salvataggio con la strategia delle riforme. Non può essere la ripetizione della politica dei 2 tempi, il primo interminabile nella sua attuazione, il secondo tempo invece sempre rinviato senza essere mi realizzato”.

Qualcosa comunque sta funzionando

“Le misure tampone (proroga della CIG, il divieto dei licenziamenti fino alla fine di marzo, il bonus baby sitter, l’ampliamento degli indennizzi a fondo perduto a ristoranti, palestre, cinema, discoteche; gli aiuti per le piccole imprese, la destinazione di nuove risorse per i trasporti locali, la proroga della rivalutazione dei beni di impresa ecc…) hanno sia pure con alcune contraddizioni, con frequenti ritardi, con una larga confusione attenuato l’impatto del Covid sull’economia italiana, vanno riproposti o meglio prorogati. Ma da soli non sono sufficienti, occorrono le riforme. L’Italia può diventare una polveriera, secondo il Centro Studi degli artigiani di Mestre nel 2020 ogni italiano perderà in media 2484 euro con punte di 3456 a Firenze, 3603 a Bologna e addirittura 5575 euro a Milano, insomma occorre rimboccarsi le maniche non perdersi nei dettagli ed avere chiari gli obiettivi. 

Pochi giorni fa è stato finalmente raggiunto l’accordo tra Parlamento europeo e Commissione europea per definire il meccanismo con cui legare l’esborso dei fondi del Recovery Fund al rispetto dello stato di diritto. E’ stato stabilito in particolare che l’eventuale sospensione dei fondi comunitari richiede una ben definita procedura, una maggioranza qualificata di membri (15 paesi su 27 in rappresentanza di almeno il 65% della popolazione) Paolo Gentiloni ha sottolineato che “ se sommiamo i vari strumenti europei il paese ha a disposizione quasi 300 miliardi di euro” Il 10 dicembre la Banca Centrale europea annuncerà nuove misure di sostegno Governi che hanno dovuto rimettere mano al portafoglio per fronteggiare la seconda ondata della pandemia. E’ probabile che i programmi in atto vengano ampliati e prolungati oltre il giugno 2021.

 Va ricordato che la Banca Centrale Europea si muove con grande tempismo e con abilità: la crisi ha generato una enorme massa di risparmio che a causa dell’incertezza economica si è riservata sul debito pubblico di tutti i paesi. Un dato interessante: nelle aste di ottobre l’Italia ha piazzato debito per 33 miliardi a fronte di una domanda dei mercati per più di 55 miliardi a tassi vicini allo zero. Si è insomma consolidata la politica di Draghi che già nel 2012 mise in sicurezza la Spagna e l’Italia dando la certezza che la BCE fosse pronta a qualunque cosa per impedire attacchi speculativi per tenere a bada i mercati, rendere appetibile il debito pubblico, ridurre lo Spread”.

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