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Lampi del pensiero
Covid, non esistono attività non essenziali: aprire è un imperativo
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Durante le proteste dei lavoratori di "io apro" a Roma in questi giorni, vi era un cartello la cui scritta, a mio giudizio, cristallizza magnificamente le sacrosante ragioni di quelle proteste e, insieme, l'incomprensione e l'inadeguatezza del governo italiano capitanato dall'ex uomo di Goldman Sachs Mario Draghi, l'euroinomane più impenitente. Così recitava il cartello: "non esistono attività non essenziali, perché chi ha aperto quelle attività ci lavora per vivere". Proprio di un governo democratico, come non mi stanco di ribadire, è anche il fatto che siano i cittadini e soltanto essi a decidere che cosa sia essenziale per la loro vita. Non i comitati tecnico-scientifici, non i virologi, non i governi tecnici scevri di ogni rapporto con la sovranità popolare. Proprio dei regimi non democratici, invece, è oltretutto il fatto che è il despota, magari con l'ausilio dei suoi funzionari, a stabilire cosa sia essenziale e cosa no per la vita di tutti e di ciascuno. Ebbene, anche sotto questo riguardo possiamo ben dire che l'emergenza epidemiologica ha rappresentato l'occasione imperdibile per una riorganizzazione autoritaria e non democratica del modo di governo delle cose e delle persone: non democratico è il principio della protezione totale delle vite, proprio come non democratica è la già ricordata idea che qualcuno possa decidere per altri cosa sia essenziale e cosa no. Perfino un caffè è essenziale, se ci si trova dall'altra parte del bancone. La verità incontrovertibile è che non soltanto il governo non si è fatto carico delle esigenze dei lavoratori: addirittura si è adoperato per favorire il loro massacro a colpi di lockdown e di coprifuoco. Del resto, come non mi stanco di ricordare, rientra già da tempo tra gli obiettivi portanti del blocco oligarchico neoliberale la distruzione dei ceti medi, tesa a produrre l'oligopolio saldamente gestito dai colossi dell'ecommerce, della finanza, delle multinazionali delocalizzanti. Insomma, vi è del metodo in questa follia. Si tratta peraltro di una riorganizzazione planetaria dei rapporti di forza; riorganizzazione rispetto alla quale, ovviamente, il governo italiano è parte integrante. O pensate davvero che l'arrivo di Mario Draghi sia il frutto della Divina Provvidenza? Sbaglia chi pensa che sia solo una questione italiana, proprio come sbaglia chi ritiene che il governo italiano non abbia alcuna responsabilità rispetto a quella che i più si ostinano a ritenere una semplice emergenza che non consente alternative.

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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