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Sportivi si nasce e poi si diventa
Nuvole nere su Mourinho: la crisi di un instancabile vincente

 

La pausa per le nazionali di questa settimana arriva, forse, nel momento propizio  e più opportuno per José Mourinho: perché, sì, molti dei suoi giocatori saranno impegnati vestendo le maglie dei propri Paesi, ma certo è ora di riordinare le idee. L’amaro verdetto della Premier League attualmente ha fatto registrare un Chelsea che con 12 partite giocate è ancorato pesantemente  alla parte bassa della classifica, con soli 11 punti: conquistati a fatica, tra svariati problemi e, arrendendosi agli avversari ben sette volte dall’inizio della stagione. Sul fronte Champions, invece, dopo quattro turni il gruppo G vede il Porto di Julen Lopetegui in testa, e la Dinamo Kiev pericolosamente vicino ai londinesi, fermi  a 7 punti:  pochino per una squadra che si prefigge il chiaro obbiettivo di arrivare a testa bassa fino in fondo. Che succede ai Blues del magnate Roman Abramovic’? Che succede, piuttosto allo Special One?

L’uomo dello storico Triplete, della lingua tagliente e dai commenti arcigni, de “Vuoi essere il più vincente di tutti? Siediti e rilassati: il primo posto è gia preso”, sembra essere in crisi nera: e a confermarlo non sono le malevole impressioni di giornalisti avversi, ma lui stesso. “E’ il peggior periodo della mia carriera, con i peggiori risultati, ma è anche un'esperienza fantastica” - ha dichiarato Mou in conferenza stampa -"Non è qualcosa che voglio ripetere, anzi voglio che finisca domani. Ma è una buona esperienza per la mia carriera  […]  E’ qualcosa che mi aiuterà a migliorare". Dichiarazioni che fanno scalpore, dette da uno che si è sempre attribuito il ruolo del migliore – che magari è vero – e non ha mai mostrato agli occhi del mondo del calcio il fianco debole. Anche perché, numeri alla mano, ha quasi sempre vinto.

Quali le cause? Quali le soluzioni? Se del portoghese si  è, da sempre, esaltato l’eccellenza tecnica e la cura quasi maniacale per il profilo degli avversari  - studiati al dettaglio prima di ogni partita -, d’altro canto da anni lo si considera l’allenatore che più d’ogni altro sa motivare, esaltare, galvanizzare e “spremere” i suoi: eppure, oltre al pessimo gioco espresso, il Chelsea di oggi – da campione in carica della Premier – è sola l’ombra dello scorso anno, e sembra non aver la tenuta psicologica per reggere il campo per 90 minuti. Le difficoltà vanno dal gestire il vantaggio, al rimontare qualunque sorta di svantaggio, fino alla condizione fisica ballerina: una squadra vuota e spenta, come non si era mai vista tra quelle capitanate dallo Special One. John Terry e Branislav Ivanocic reggono la difesa con il ritmo – e spiace dirlo - di due pensionati; l’attacco arranca tra gli infortuni reiterati di Diego Costa e la scommessa, finora persa, di Falcao. L’assente ingiustificato si chiama Eden Hazard: il miglior giocatore dello scorso anno, dal talento indiscutibile, non riesce a prendere la quadra per mano come invece potrebbe e dovrebbe.

I soliti Rumors sottobanco, indiscrezioni ufficiose di mai provata certezza, già vogliono un Mourinho a un passo dal patibolo – con Ancellotti, Simeone o addirittura Guardiola in pole position per la panchina -  nonostante il presidente Russo indirettamente stia confermando fiducia incondizionata. Sarebbe giusto un esonero? Probabilmente no: il Ct dei Blues, volpe e leone insieme – come voleva Machiavelli – è astuto, e ne ha viste troppe, per non avere un asso nella manica risolutivo con cui rilanciare le sorti del gruppo; è poi troppo esperto, e blasonato, per non riuscire ad affrontare una situazione che a sentir lui “sarebbe dovuta capitare prima in carriera” ma che le sue vie d’uscite ce l’ha, eccome (anche perché quando hai Fabregas, Costa e il resto della banda, prima o poi qualcosa succede). La crisi nera di Mou fa riflettere ed è senza dubbio interessante. Perché sta costringendo un uomo abituato al successo, alle veementi provocazioni e le sottili strategie vincenti, ad una rivalutazione di se stesso, per ricominciare a vincere e tornare tra gli dei del calcio inglese ed europeo.

Certo il Guru portoghese, in tutto questo, non ha perso lo spirito che lo contraddistingue dal momento in cui, con elegante arroganza e a suon di vittorie, si è imposto agli occhi dello sport più seguito al mondo: ”E' un momento cruciale della storia del club” – ha affermato senza mezzi termini – “Perché se mi licenziano cacciano il miglior manager che questa società abbia mai avuto nella sua storia ”.

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