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Esteri
Julian Assange, via libera all'estradizione negli Usa

Julian Assange può essere estradato negli Usa: ora spetta alla ministra degli Interni, Priti Patel, a dare il via libera finale 

Julian Assange, fondatore di Wikileaks, può essere estradato negli Stati Uniti d'America: il giudice Paul Goldspring della Westminster Magistrates Court ha emesso un ordine formale. Ora negli Usa Assange dovrà affontare un processo per la pubblicazione di file segreti relativi alle guerre in Iraq e Afghanistan.

L'ordine dovrà ora essere firmato dalla ministra degli Interni, Priti Patel, che avrà fino a due mesi per decidere se confermare o rifiutare la richiesta. La difesa di Assange ha già annunciato che presenterà ricorso entro i termini stabiliti, che termineranno il 18 maggio.    

Il 14 marzo la Corte Suprema, massimo organo giudiziario del Regno Unito, aveva dato il via libera all'estradizione respingendo il suo ricorso volto a impedirla e aveva incaricato Goldspring di emettere l'ordinanza. Ora la palla passa al governo. 

Intanto, dal Parlamento europeo arrivano i primi commenti. La delegazione del Movimento 5 Stelle in una nota ha riferito che "la sentenza di estradizione negli Stati Uniti per Julian Assange rappresenta il de profundis della giustizia e del giornalismo libero. L’unica colpa del fondatore di Wikileaks è stata quella di aver denunciato crimini di guerra e rivelato verità scomode che i potenti del mondo volevano restassero segrete". 

"Solamente per aver perseguito la verità e per aver diffuso notizie di pubblico interesse Julian Assange rischia adesso fino a 175 anni di carcere negli Stati Uniti. Ci appelliamo al ministro dell'Interno inglese Priti Patel, alla quale spetta l’ultima formale decisione, affinché venga impedita questa flagrante violazione dei diritti umani e restituisca libertà piena ad Assange. A lui, ai suoi familiari che abbiamo incontrato recentemente al Parlamento europeo ma anche a tutti gli attivisti che lo hanno sostenuto in questi anni di battaglie civili va la nostra totale solidarietà”, si legge ancora nella nota. 

Julian Assange estradato, Amnesty International: "La decisione della Corte potrà avere conseguenze devastanti per la libertà di stampa" 

A seguito della decisione della Corte dei magistrati nel Regno Unito di emettere un ordine di estradizione nei confronti di Julian Assange, anche Amnesty International ha dichiarato che un’eventuale sua approvazione da parte della ministra dell’Interno, Priti Patel, attesa entro il 18 maggio, violerebbe il divieto di tortura e costituirebbe un precedente allarmante per pubblicisti e giornalisti di ogni parte del mondo.   

“Il Regno Unito è obbligato a non trasferire alcuna persona in un luogo in cui la sua vita o la sua salute sarebbero in pericolo. Il governo di Londra non deve venir meno a questa responsabilità. Gli Usa hanno palesemente dichiarato che cambieranno le condizioni di detenzione di Assange quando lo riterranno opportuno. Questa ammissione rischia fortemente di procurare ad Assange danni irreversibili al suo benessere fisico e psicologico”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

“L’estradizione di Assange avrebbe conseguenze devastanti per la libertà di stampa e per l’opinione pubblica, che ha il diritto di sapere cosa fanno i governi in suo nome. Diffondere notizie di pubblico interesse è una pietra angolare della libertà di stampa. Estradare Assange ed esporlo ad accuse di spionaggio per aver pubblicato informazioni riservate rappresenterebbe un pericoloso precedente e costringerebbe i giornalisti di ogni parte del mondo a guardarsi le spalle”, ha aggiunto Callamard.     

Se il governo di Londra consentisse a uno Stato estero di esercitare giurisdizione extraterritoriale per processare una persona che ha diffuso informazioni dal Regno Unito, altri governi potrebbero sfruttare la stessa strategia giudiziaria per imprigionare giornalisti e mettere il bavaglio alla stampa anche oltre i loro confini statali, fa notare Amnesty in un comunicato.    

“Anzitutto, le accuse nei confronti di Assange non avrebbero mai dovuto essere presentate. Ma non è troppo tardi perché le autorità statunitensi sistemino le cose e ritirino le accuse”, ha sottolineato Callamard. “Nel frattempo, data la natura politicamente motivata di questo caso e le sue gravi implicazioni per la libertà d’espressione, il Regno Unito dovrebbe evitare di rappresentare gli interessi degli Usa in ogni sviluppo successivo”, ha concluso.

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