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Esteri
Strage Texas, Biden tradisce sulle armi. In 10 anni 900 sparatorie a scuola

Enensima tragedia delle armi negli Usa: non è solo colpa della lobby delle armi

Le armi continuano a esplodere i colpi. Non solo nella guerra in Ucraina, ma anche nella infinita guerra interna agli Stati Uniti che miete centinaia e centinaia di vittime ogni anno, ogni mese. L'ennesima strage in Texas viene accolta con sgomento, ancora maggiore del solito visto che il bersaglio sono stati principalmente dei bambini delle scuole elementari. Ma al di là delle classiche lamentele e preghiere, non si fa nulla per fermare il massacro. Nemmeno Joe Biden, nonostante le promesse in tal senso durante la campagna elettorale prima delle elezioni presidenziali del 2020.

"Proviamo anche rabbia: quasi 10 anni dopo la strage di Sandy Hook e 10 giorni dopo quella di Buffalo, il nostro Paese è paralizzato non dalla paura ma dalla lobby delle armi ed un partito politico che non ha mostrato la disponibilità ad agire in modo da prevenire queste tragedie", ha scritto Barack Obama su Twitter cercando di togliere il focus e la pressione dalle spalle del suo ex vicepresidente ora principale inquilino della Casa Bianca.

Ma l'inazione sull'argomento è totale, Democratici compresi. Dal massacro di bambini di sei e sette anni a Sandy Hook, avvenuto dieci anni fa, ci sono state più di 900 sparatorie nelle scuole. Meno di due settimane fa, un altro diciottenne ha ucciso dieci persone in un negozio di alimentari a Buffalo, New York, prendendole di mira per la loro razza. Il numero è ovviamente nell'ordine delle migliaia per le sparatorie avvenute nei diversi luoghi pubblici.

Era il 20 aprile del 1999 quando in Colorado due studenti della Columbine High School, di 17 e 18 anni, armati fino ai denti, hanno ucciso 12 compagni di classe e un insegnante in pochi minuti prima di suicidarsi nella biblioteca. Il bilancio delle vittime sarebbe stato ancora più alto se fossero riusciti a far esplodere le loro bombe artigianali. Sull'episodio sono stati fatti diversi film e documentari denuncia, a partire da quello celeberrimo di Michael Moore. Ma in questi 23 anni non è cambiato nulla, come dimostra tragicamente la strage in Texas.

L'inazione di Biden e della politica Usa sui continui massacri

Biden ha biasimato la forza della lobby delle armi, che si è opposta anche alle proposte più moderate, tra cui quella di finanziare la ricerca federale sulla violenza delle armi e di investire di più nel Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (Atf), un'agenzia che dispone di poche risorse e che è responsabile di attività essenziali come i controlli federali sui precedenti e la garanzia che i rivenditori di armi da fuoco rispettino la legge. L'Atf ha avuto un capo permanente solo una volta negli ultimi 15 anni, a causa dell'opposizione dei gruppi che si occupano di armi, in particolare della National Rifle Association (Nra).

La mancanza di azione del Congresso sul controllo delle armi è una lunga e triste storia. Dopo Sandy Hook,  Obama aveva affidato proprio al suo vicepresidente Biden il compito di far approvare una legislazione sostanziale sul controllo delle armi. Nel 2013 una proposta di legge che avrebbe introdotto controlli universali su tutte le vendite di armi è fallita al Senato. Le azioni federali sul controllo delle armi sono state scarse, a causa della riluttanza del Congresso a tenere sotto controllo l'NRA, che rimane influente a Washington, nonostante i problemi finanziari e di reputazione del gruppo. Per fare qualcosa, Biden ha cercato di cambiare la politica con un ordine esecutivo, tra cui la regolamentazione delle "armi fantasma", che possono essere assemblate da parti acquistate online e che in precedenza avevano eluso la regolamentazione.

Troppo poco. In Texas, gli elettori potranno presto indicare se sono soddisfatti di tollerare lo status quo. Sulla scia di due sparatorie di massa nel 2019, il repubblicano Abbott aveva promesso di studiare soluzioni per evitare attacchi futuri, ma non ha agito, firmando invece la legge sul porto d'armi. Beto O'Rourke, un democratico in corsa per la carica di governatore, ha posto il controllo delle armi al centro della sua carriera politica. Ma una vittoria contro Abbott è molto improbabile, e in ogni caso c'è poco che possa fare per regolamentare le armi in una legislatura statale controllata dai repubblicani.

La scia di sangue, se il presidente non proverà a prendere in mano la vicenda direttamente dalla Casa Bianca, è destinata a proseguire.

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