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Imprese e Professioni
Alessandra Basile intervista tre attori italiani … di lingua inglese

PREMESSA

Sono Saverio, Rachele, Tommaso. Sono tutti, come ben intuibile anche dai loro stessi nomi, rigorosamente italiani. Sono tutti Attori, poi qualcuno indossa più ‘cappelli’ come del resto la sottoscritta, ma a unirli e caratterizzarli è questa scelta artistica: interpretano personaggi e testi, teatrali e/o cinematografici e talvolta televisivi. A ‘legarci’, sì mi ci metto anch’io,  ...

- di Alessandra Basile -

Michael Rodgers

E' un coach, o come qualcuno l’ha definito, un mentore ‘artistico’ e un amico: si tratta del professionista, attore anch’egli e regista, ma per noi tutti un ottimo acting coach e collega Michael Rodgers, decisamente il nr. 1 oggi in Italia per attori, collaudati o in apprendimento, stranieri e italiani. A proposito, specie se il livello è quello di Michael, la formazione e l’addestramento continuano sempre. Non si smette di apprendere o di allenarsi come attori, così come non lo fa uno sportivo, un musicista, un avvocato, un medico, un formatore, un ballerino e così via.

Negli States i Premi Oscar sono tali grazie a uno specifico ruolo in un certo film e particolarmente a un gesto o a un momento di quell’interpretazione che ha convinto la giuria e, in genere, la preparazione, dura come per Natalie Portman in Black swan o per Leonardo Di Caprio in The Aviator o per Hylary Swank in Boys don’t cry – cito coloro di cui mi è stato detto per certo – non è lasciata ai singoli interpreti da soli o al caso, bensì al singolo interprete aiutato da un coach che lo segue su analisi testuale corretta, intenzioni funzionanti, interpretazione allineata di corpo, espressività facciale, voce e mondo interiore, oltre a molti altri aspetti.

È una tecnica, è la pratica, è l’addestramento, è la capacità di usare l’immaginazione in modo creativo e inspirational, è indagine, analisi, empatia per il personaggio... Insomma, è un tutt’uno su cui qui non mi soffermo oltre e che è molto interessante e utile per acquisire una scientificità nel modo di lavorare che produce un effetto di spontaneità, cioè non si tratta di essere naturali senza metodo, ma di risultare credibili in panni diversi dai propri e da quelli di altri personaggi, dando vita a varie personalità e storie. Infatti i grandi attori sono poliedrici.

Il mestiere dell'attore

alessandra basile profilo

Tornando al successo di questo modo di intendere ed esercitare il mestiere dell’Attore e, d’altra parte, precisando che ognuno avrà il suo metodo e che non è attore quello fatto a stampino rispetto a un insegnante, un’accademia o un metodo, poiché la tecnica serve soprattutto a supportare il talento laddove l’istinto artistico è debole, non ad affossarlo, questi 4 bravi attori, 2 donne e 2 uomini, in un range d’età ampio - l’Arte unisce le culture provenienze età più disparate – hanno, nel tempo, avviato rilevanti strade professionali, anche grazie alla lingua inglese, minimo comun denominatore di queste mie interviste, che dedico a loro e a Michael. Ecco dunque il primo dei quattro che ho intervistato il 13 marzo a Londra.

 

Intervista a Saverio Buono

EMERGENZA COVID-19 A Londra

Cominciamo dal momento critico: qual’è la situazione Covid-19 oggi (13/3) a Londra?

Dicono di lavare spesso le mani, ma nessuna restrizione per esempio alla circolazione e i treni della metropolitana sono affollati. Io, se non ho impegni di lavoro per cui uscire, sto a casa.

Il primo anno a Londra per un Attore italiano

Saverio ti sei trasferito a Londra. Perché e come va su un piano professionale?

Saverio CSaverio Buono

Mi sono trasferito innanzitutto perché Gloria, la mia fidanzata, è stata assunta da Burberry nella sede londinese, grazie ai suoi 25 anni di esperienza come manager quotato del settore. Ho subito detto ‘andiamo!’. Ho avvisato l’agenzia che mi rappresenta in Italia, la quale, mentre ero già qui, mi ha proposto un paio di lavori per i quali sono rientrato. Infatti, per questo tipo di professione spostarsi e vivere altrove si può. Quanto a come procede a Londra, ti dirò che va molto bene! La trasferta londinese mi sta riservando grandi soddisfazioni. Se il lavoro di attore può essere fatto in Italia come in UK, qui a Londra funziona meglio, perché l’industria dello spettacolo è a un livello proprio alto e chi ci lavora è trattato come un vero lavoratore. Qualche esempio: per gli spot pubblicitari pagano 3 volte tanto e lo fanno entro 30 giorni e, nel caso di ritardi, le scuse arrivano puntuali. L’unica volta che ho avuto il compenso un pò in ritardo è stato quando ho partecipato a un bel progetto nell’ambito dell’ indie cinema, ma anche in quel caso sono stato trattato con rispetto e l’atteggiamento è stato professionale.

Sei a Londra da solo un anno: quali sono stati i tuoi primi passi come attore?

Sono qui da un anno è vero, ma i primi sei mesi li ho passati a organizzarmi, a capire il da fare, a cercare un agente e ho anche pagato un casting director freelance per avere delle indicazioni artistico-professionali chiare e precise da seguire ed è stata una scelta indovinata. Non trovavo un agente per me, ma, dopo un centinaio di lettere a diversi agenti, cui mi avevano risposto in quattro senza particolare effetto, ho avuto la fortuna di essere presentato dal mio collega italiano Luca Ribezzo (www.imdb.com/name/nm6180945/) alla sua agenzia con cui, essendoci piaciuti reciprocamente, ho iniziato una proficua collaborazione. Ne sono contento.

E il Teatro?

Mi piace. Tuttavia preferisco lavori di pubblicità, televisione, cinema a spettacoli in tournée, sia per motivi economici, sia per non dovermi trovare costretto a spostamenti frequenti.

Parlami del livello artistico-professionale dei candidati/attori UK, secondo te

Notevolmente alto. Chi fa questo mestiere qui, lo fa sapendo di essere riconosciuto come un lavoratore dello spettacolo: sì, corre dei rischi, dovuti all’essere un libero professionista, ma sa anche che la mole di lavoro per un attore in UK è rilevante. Diversa la mia esperienza italiana.

E i casting? I numeri relativamente a persone presenti e ore di attesa sono ben diversi.

Ai casting trovi 4 persone non 40 o 400 e aspetti qualche minuto non ore. Inoltre, vieni convocato a un orario preciso e, nella peggiore delle ipotesi, aspetti una ventina minuti.

Hai frequentato corsi e workshop in questo primo anno londinese? Come ti sono parsi?

Sì l’ho fatto. Devo dire che, in generale, ho trovato, anche ai corsi, degli attori di alto profilo. A Londra c’è una quantità di scuole e corsi per attori davvero impressionante. Di quelli che ho frequentato ti dirò che, però, un paio brevi sono stati poco challenging per me che venivo da sei anni con Michael (http://michaelrodgersstudio.com/). Se dovessi consigliare come trovare dei workshop per attori a Londra, suggerirei di navigare nei siti di THE ACTORS’ CENTER (https://theactorscenter.org/) e di MIXING NETWORKS (www.mixingnetworks.com/). C’è un’ampia scelta e i costi per partecipare sono contenuti (pur stando a Londra!): si va dai corsi aperti a tutti i livelli per una mezza giornata, con una dozzina di partecipanti, sulle 30 sterline a testa ai corsi per livelli avanzati, di un’ora, con un lavoro personalizzato del casting director/ coach con ogni partecipante, con un gruppo di 4-5 persone, sulle 80-90 sterline a iscritto.

L’esperienza cinematografica inglese, Saverio unico italiano nel film

Raccontami del film che hai attivamente partecipato, tu unico italiano del cast.

Sì ero l’unico italiano. Il film, il cui titolo è ‘Bloodhound’ (letteralmente segugio) e che è in fase di post-produzione (www.imdb.com/title/tt11428546/?ref_=nv_sr_srsg_5) è stato diretto da Peter Stylianou (https://www.imdb.com/name/nm4726444/?ref_=tt_ov_dr ) e verrà mandato ai concorsi dedicati. Oltre a me, c’era anche un’altra interprete non-inglese: l’ attrice rumena che impersonava una bambinaia il cui accento doveva infatti essere rumeno. Tutte le persone coinvolte nel progetto sono state estremamente professionali e mi hanno trattato con grande gentilezza. A proposito di Italia, la protagonista del film, una donna di grande classe, ha una casa in Puglia ed era sorpresa e felice di sapere che ci fosse un attore italiano nel cast.

Parlami del personaggio che hai interpretato nel film.

Si tratta di un ambasciatore di origini francesi dalla doppia vita. Ho recitato in inglese con l’accento francese. Mi sono divertito moltissimo ed è stato un esercizio interessante. Per fortuna, parlo bene il francese oltre all’inglese, perciò ho cercato di ‘mettere insieme’ le due lingue e creare un suo linguaggio credibile. Inizialmente, il mio personaggio era previsto parlasse solo in francese, ma poi hanno cambiato idea e so che hanno apprezzato questo mio lavoro ‘linguistico’, fatto senza un vocal coach. Ah! Conosco anche lo spagnolo volendo...

PERCEZIONE DEGLI ITALIANI NEL MONDO ANGLOSASSONE DI CINEMA E TV

Come sono visti, secondo la tua percezione, gli italiani nel mondo artistico UK?

Non ho ancora avuto grossi contatti con gli italiani in verità, quindi mi è difficile rispondere. A proposito di italiani, ho giusto visto all’opera Rachele (ndr. Intervista a Rachele Fregonese in prossima uscita) perché ha diretto, ed io ero lì, l’edizione 2020 del London Rolling Film Festival (https://rollingfilmfestival.com/) con una verve che non le conoscevo, era una specie di leone con il microfono in mano, veramente bravissima! (www.rachelefregonese.com/)

Dunque anche per gli attori italiani e non solo per i natii anglosassoni ci sono opportunità nel settore?

Sì, per la mia breve esperienza qui. Tuttavia è fondamentale che l’italiano che vive in UK e qui vuole fare l’attore abbia una conoscenza dell’inglese fluida, possibilmente senza particolari accenti che facciano risalire alla sua reale provenienza. È la prima cosa. Se hai un accento italiano, ti chiameranno solo per fare il personaggio italiano e resterai fuori da parecchie occasioni di lavoro destinate ad attori non inglesi che, però, pur non essendo madrelingua come non lo sono io, avranno uno standard English pulito, appunto senza chiara provenienza né forti inflessioni. La cosa buona è che non mi risulta ci sia più la ricerca dell’ inglese perfetto, perché Londra è un gigantesco melting pot da tempo, infatti è piena di persone di colore, orientali, est-europei, … che ci vivono. Ciò fa sì che la comunicazione degli inglesi tenga conto di un pubblico vario come nazionalità e accenti. Del resto da noi a Milano non ci sono più (solo) i milanesi e comunque non in maggioranza. Conta il concetto di internazionalità.

Uomini e donne nel mondo artistico UK: il trattamento è (ingiustamente) diseguale come in Italia (soprattutto) e in altri posti nel mondo?

Difficile quantificare la differenza di occasioni per uomini e donne attori. Però sicuramente a Londra girano tutti i giorni tanti prodotti, dai filmati interni per le aziende alle serie tv e così via. P.e. ho fatto il casting per una serie tv della BBC grazie al mio agente, anche se purtroppo non mi hanno preso ma è stato molto interessante, specie per me attore italiano. Tornando all’argomento, posso aggiungere che, se vai bene per un ruolo, a loro non importa se hai un cv straordinario o se hai 25 anni invece di 42, a chi ti sceglie interessa solo che tu sia giusto per il ruolo e per il lavoro. Da ciò traggo che è fondamentale sia non vendere fumo, sia essere duri con se stessi e capire le vere abilità a nostra disposizione, perché qui nessuno ‘fa il furbo’.

COME FUNZIONA A LONDRA PER GLI ATTORI NON INGLESI

I tuoi consigli per gli attori italiani che vogliono trasferirsi in UK.

Prima cosa consiglio di iscriversi su SPOTLIGHT, perché la prima cosa è trovare un agente, il quale non ti considera se non sei su quella piattaforma. Al secondo posto, come ‘luogo’ dove trovarsi virtualmente, c’è MANDY, esiste anche la versione Mandy Voices UK (p.e.: www.mandy.com/actor/profile/saverio-buono-1). Trovare un agente non è cosa facile nemmeno a Londra. Anche perché ogni agente riceve qualche migliaio di email da attori non formati, degli absolute beginners. Servono fortuna e costanza e io in effetti ho avuto entrambe e ho trovato qualcuno di cui sono assai soddisfatto, perché mi segue da vicino. Tra l’altro, anche i c.d. headshots (i nostri composit) sono realizzati diversamente qui, perché serve un tipo di look e un fotografo per attori che non sono necessariamente quelli utilizzati in Italia. Un ultimo luogo online per attori è BACKSTAGE, ma con i primi due menzionati si è già a posto. Esiste poi una community per attori, la N.I.A.L. (Native Italian Actors in London) per chi è residente a Londra da almeno un anno e supera 2 provini, uno in italiano e uno in inglese, in una delle 2 sessioni che vengono organizzate in primavera e in autunno. Io giusto in questa primavera compio un anno di residenza, perciò finora non ho potuto iscrivermi, ma lo farò. Con questa comunità si organizzano feste e premiazioni e si accede a un buon network.

Saverio, come sei arrivato al casting per il film che hai girato? Spiego per chi legge: una delle maggiori difficoltà per gli attori, indipendentemente dalla loro capacità e funzionalità per il personaggio, è la totale mancanza di informazioni sui provini, ossia sulle occasioni per farsi valutare artisticamente e conoscere registi/casting director. Ecco perché è importante essere rappresentati da un agente che sia bravo e dedicato. Quindi la tua risposta a questa domanda può essere utile agli attori di oggi e domani.

Questo lavoro, in verità, mi è arrivato grazie a MANDY, attraverso il qaule ho fatto diversi lavori. Naturalmente ho avvisato subito il mio agente, il quale, come di regola qui – altra forte variante rispetto all’Italia – essendomi trovato io, o comunque senza il suo intervento, l’occasione di lavoro, non mi ha chiesto per questo film alcuna percentuale (!).

In genere l’agente è la figura professionale che lavora per il suo assistito procurandogli provini e occasioni di lavoro che l’assistito farà in modo di affrontare con il massimo della preparazione e magari di superare vincendo il ruolo. Del compenso che l’assistito scelto per il lavoro così conquistato riceve va una percentuale (10,15,20%) all’agente. Se il lavoro/casting è stato però ‘scoperto’ dallo stesso assistito, il suo agente, in Italia, si prende comunque la percentuale, dal momento che ne segue la parte contrattuale.

Non solo gli inglesi hanno una formazione che porta a risultati noti ai più, visto che per il teatro e per il cinema sono globalmente considerati fra i numeri uno, ma il loro modo di operare e relazionarsi in questa vera e propria industria è, lo ripeto, assai apprezzabile.

PROGETTI FUTURI E ALTRE ATTIVITA’

Prossimi progetti Saverio di cui mi puoi parlare ce ne sono?

Al momento non ne ho da potere condividere, ma sono già molto contento di questi 6-12 mesi.

Tu nasci come indossatore, ti sei affermato come doppiatore, veste nella quale ti ho conosciuto, hai scoperto e brillantemente approcciato la carriera da attore e ora hai ancora cambiato ma solo relativamente alla location e alla lingua usata per lavorare. C’è un’altra attività, sempre di stampo artistico, che hai portato qualche anno fa al MIA PHOTO di Milano. Me ne parli?
www.xaviergoodman.com/2017/02/13/artworks/

Esattamente. Ho sviluppato l’attività anche di Artista e Fotografo e me la sono portata a Londra, dove mi sto attivando per darle slancio. Ci sono delle agenzie che si occupano di piazzare le opere d’arte in grandi uffici, hotel di lusso, spazi ampi, perciò sto preparando una presentazione per candidare i miei pezzi. C’è anche un mercato molto interessante, come pure p.e. a Dubai, perché ci sono un giro di denaro e delle catene alberghiere impressionanti. Vado anche a molte mostre per regolarmi e conoscere galleristi, clienti, il pubblico di questo settore.

UN FIL ROUGE CHIAMATO MICHAEL RODGERS. LOS ANGELES HA CASA A MILANO

Tu, come Rachele, Tommaso, Elena - i 3 intervistati menzionati a proposito di “Attori italiani in lingua inglese ..ma solo per lavoro” - e la sottoscritta ci siamo conosciuti grazie a Michael Rodgers (http://michaelrodgersstudio.com/), che ci ha aiutati tutti artisticamente. Eravamo a Milano dal nr. 1 degli insegnanti per attori in Italia, anche come persona. Prima di salutarci, mi sintetizzi in un breve periodo la tua esperienza con Michael, focalizzando la risposta su che cosa ti sei portato a casa delle sue lezioni, cosa hai ammirato in lui come coach e insegnante, cosa hai avuto modo di applicare nel tuo lavoro?

Nell'affrontare il lavoro preparatorio per questo film, ho attinto alle tecniche apprese in 6 anni di studio con Michael. Mi riferisco, prima di tutto, a un’attenta analisi del testo, alla ricerca di qualunque indizio che mi aiutasse a definire il mio personaggio. Poi vi sono ricorso per la costruzione della personalità del mio personaggio nel film André, un brillante ambasciatore francese che in realtà cela una oscura doppia personalità, infatti proprio su questa dualità ho proceduto a scegliere il modo di parlare, di muoversi, di camminare. A proposito del modo di parlare, come dicevo, ho recitato in inglese con l’accento francese, il che è stato impegnativo perché non volevo cadere nel cliché, nonostante parli fluentemente entrambe le lingue il che mi ha fatto comunque sentire a mio agio in questa sfida. Tornando a quanto appreso ed utile, la ricerca delle giuste intenzioni per le diverse battute è un esercizio che mi ha dato grande soddisfazione e per il quale gli insegnamenti di Michael si sono rivelati particolarmente preziosi. Mi ricordo quanto avesse insistito su questo particolare aspetto e quanto tempo ed energia vi avessimo dedicato. Sul set è filato tutto liscio ed il regista si è mostrato molto soddisfatto delle scelte che gli ho proposto, il che ovviamente mi ha fatto un gran piacere.

CONCLUSIONE

Saverio, al quale chiedo una frase conclusiva, mi risponde con l’entusiasmo che gli è proprio: “Londra è una grande città, le possibilità sono tante, studiate l’inglese (cari Attori) e venite!”. Così lo saluto colpita anch’io dalla sua energia e dalla descrizione fortemente positiva della città del grande Churchill, la cui figura, a proposito, oggi sarebbe tanto preziosa quanto lo fu allora, perché era un combattente e forse farebbe di tutto anche in questo momento per abbattere il nemico, non solo dell’Inghilterra, che un tempo portava i baffetti e ora è un virus.


[1] Allego a titolo esemplificativo la mia pagina: www.spotlight.com/artists/default.aspx

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