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Web reputation, la difesa e le opportunità
Caro Web, dimenticati (almeno un po') di me...

Una delle attività volte alla difesa della Web Reputation è quella con cui si elimina ogni accostamento negativo tra la nostra immagine Web (quella che io chiamo “Io social”, per distinguerlo dal nostro “Io reale”) e le notizie sgradite o sgradevoli. È sempre importante valutare quanto le notizie che ci riguardano siano ancora attuali e, soprattutto, quanto possano danneggiare la nostra immagine, cioè il nostro “Io social”, che è accessibile a chiunque tramite una semplice indagine Web con un motore di ricerca. Da oltre vent'anni (e, quindi, ben prima dell’entrata in vigore del GDPR-General Data Protection Regulation, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati approvato dall’Unione europea nel 2016) viene riconosciuto il diritto a non subire gli effetti pregiudizievoli del richiamo di una notizia, diffusa tempo addietro nel pieno rispetto delle regole, ma non più attuale.

Il Web, con la sua infinita capacità di memoria, mantiene vive e indicizzate (quindi facilmente reperibili dai motori di ricerca) notizie ormai passate, annullando ogni continuità temporale tra l’”adesso” e il “passato”. Accade, quindi, che il nostro nome possa essere accostato, tramite una banale analisi dei risultati dei motori di ricerca, a una notizia che ci ha riguardato (magari indirettamente), che può essere o non aggiornata (poiché superata da eventi successivi) o non più attuale (poiché risalente a tempo addietro e ormai priva di alcuna rilevanza informativa).

Per eliminare queste notizie che “appesantiscono” la nostra Web Reputation è possibile fare ricorso al cosiddetto diritto all’oblio” (diritto oggi codificato dall’art. 17 del Regolamento UE 2016/679), che si configura come la possibilità di ottenere la cancellazione dei propri dati personali non più attuali in forma rafforzata. In questo caso il titolare (cioè il sito che ha pubblicato la notizia) è tenuto a cancellare le informazioni e ad informare della richiesta di cancellazione tutti gli altri titolari che trattano i dati personali cancellati, compresi "qualsiasi link, copia o riproduzione".

Accanto a tale forma rafforzata di tutela (il cui esercizio richiede una serie di requisiti stringenti) è possibile fare ricorso a strumenti di tutela diversi (che seppur più attenuati sono efficaci), quali la deindicizzazione di notizie che, pur legittimamente pubblicate in origine, sono divenute inattuali per il tempo trascorso.

Si tratta del diritto volto a garantire il "diritto al ridimensionamento della propria visibilità mediatica", rispetto all'implicazione che la Rete continua a dare in assenza di tale intervento correttivo, cioè la capacità di attribuire a ciascuno, con la pervasività di un mezzo planetario e la potenza dell'indicizzazione, un “Io social” spesso insensibile al trascorrere del tempo ed all’attualità e rilevanza di notizie passate.

La deindicizzazione di un particolare contenuto non significa l’eliminazione totale della notizia dal Web (di qui la natura attenuata di tutela), ma indica la cancellazione di tale contenuto specifico dall’elenco dei risultati di ricerca relativi al singolo “Io social”, quando la ricerca è effettuata a partire dal nome e cognome. Risultato che, in assenza di un tale intervento, rimarrebbe disponibile di fronte alle ricerche generiche (cioè quelle basate su nome e cognome), che sono quelle tipicamente usate quando si deve incontrare una persona sconosciuta.

Se, quindi, è vero che il contenuto resterà disponibile se vengono utilizzati altri criteri di ricerca più precisi, poiché la deindicizzazione non comporta la cancellazione completa della notizia e dei dati personali, non è affatto da sottovalutare il fatto che grazie ad una tale tutela attenuata si agisce sull’algoritmo di ricerca, slegando il nostro nome e cognome (quindi una parte essenziale dell’”Io social”) da quel risultato, come effetto automatico della ricerca.

In questo caso:

  • il link ai dati personali deve essere rimosso dall’indice del motore di ricerca;
  • l’articolo in questione resta pubblicamente disponibile ed accessibile, ma raggiungibile solo con ricerche mirate;
  • e non sarà, quindi, più visibile nei risultati di ricerca basati sulle interrogazioni che includono il nome dell’interessato.

Rappresenta, pertanto, un’efficace attività di gestione del proprio “Io social” la richiesta di deindicizzazione della notizia rivolta direttamente ai titolari, cioè ai gestori dei siti Web che hanno diffuso quel contenuto sgradito. La forma attenuata di tutela è compensata dalla maggior facilità di accesso a tale diritto e, soprattutto, dalla possibilità concreta di ottenere un risultato significativo quando non sia possibile ricorrere al diritto all’oblio, che richiede requisiti più stringenti.

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    diritto all'oblioweb reputationio socialio realegdprdeindicizzazione
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