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Web reputation, la difesa e le opportunità
Come difendere e migliorare il valore economico dell'immagine virtuale

A tutti noi è certamente capitato, prima di un incontro con una persona che non conosciamo, di fare una ricerca su Internet per capire chi sia e come eventualmente sia opportuno approcciarla. L’effetto di questa azione (quasi automatica) ha fatto che sì che i risultati dei motori di ricerca ci abbiano restituito un’immagine su quel soggetto che condiziona (in bene o in male) la nostra opinione su di lui. È un fenomeno così diffuso e che fa sì che ciascuno sia scisso in due: accanto alla nostra personalità reale (quella che ci siamo costruiti nella realtà con anni di sforzi e di esempi quotidiani) esiste un “Io Virtuale”, cioè quello che su di noi appare in Rete e che può essere molto distante dalla prima.

Pertanto, se la nostra personalità vera è conoscibile solo da chi ha rapporti diretti con noi e ciò permette un più facile controllo su quanto viene percepito dagli altri (grazie al dialogo ed alle frequentazioni), quella virtuale non solo è a disposizione di chiunque decida di digitare il nostro nome e cognome su Internet, ma soprattutto può essere molto distante dalla realtà, per via di notizie poco piacevoli a cui veniamo accostati. Magari si tratta di piccole cose che risalgono nel tempo, ma che, grazie all’infinita memoria di Internet, rimangono in eterno.

Si deve, quindi, prendere atto che dobbiamo occuparci non solo di come ci comportiamo nella vita reale, ma anche di come “agiamo” nella realtà mediata dai Social e da Internet. Addirittura quest’ultima, proprio grazie alla sua facile fruibilità per chiunque, è in grado di avere importanti effetti sulle nostre opportunità future. Proprio per questo si parla (con una definizione coniata da Bret Easton Ellis) di “economia della reputazione”: nella Rete ciascuno di noi è soggetto al giudizio degli altri (non sempre razionale, come testimoniano le attività degli haters) e la sua reputazione è condizionata dalle notizie connesse alla nostra immagine.

La somma di queste informazioni (che non sempre abbiamo originato direttamente) determina la nostra reputazione online. Il nostro “Io Virtuale” è direttamente influenzato da tutto quanto appare in Rete sul nostro conto: le notizie negative che appaiono su di noi influiscono sulla nostra Web Reputation e, quindi, anche sulla maggior o minor possibilità di avere buone relazioni commerciali future.

In altri termini, la Web Reputation non ha solo un valore emotivo e reputazionale astratto, ma acquisisce un preciso valore economico.

Basti pensare all’”incubo” delle “5 stelline” sulle App: se il mio servizio è valutato negativamente (magari in modo immotivato) rischio di non riuscire ad offrire la mia attività a tutti i potenziali acquirenti, che preferiranno un mio concorrente che vanti una Web Reputation più alta. Da non dimenticare, poi, che la Web Reputation di una persona può avere importanti riflessi negativi anche per aziende importanti e strutturate: ne sono un esempio i recenti fatti di cronaca sui festini milanesi, che – pur riguardando la vita privata di un ex socio e di un ex amministratore – hanno avuto un impatto diretto anche sull’immagine dell’azienda da lui fondata e di cui ormai non fa più parte.

Chiaro, quindi, come la Web Reputation meriti molta attenzione: Internet è fonte di opportunità, ma nasconde anche molti pericoli. Dimentichiamo il mito del Web che lo vede, in accordo con le teorie liberistiche, come il luogo in cui il migliore emerge ed il peggiore soccombe grazie ad una “mano invisibile” ed a un costante controllo sociale degli utenti. In realtà, è un luogo pieno di pericoli dove si possono manifestare distorsioni della nostra immagine.

Per questo è necessaria un’analisi della Web Reputation di ciascuno di noi e, a fronte di rilevate distorsioni, un’attività di intervento correttivo, per far sì che la nostra identità reale possa essere coincidente con quella virtuale o, per lo meno, non sia “infangata” da quest’ultima.

Una tale gestione impone che l’intervento non sia pensato solo per gestire le fasi di “crisi”, cioè quando vi sono attacchi di haters o notizie gravemente negative (come nell’esempio di prima sui festini). È necessario che per la protezione del nostro “Io digitale” non si immagini solo un’attività di tipo difensivo, ma si faccia ricorso ad una strategia proattiva, facendo in modo che le notizie meno gradite “scivolino in classifica” nel motore di ricerca poiché sopravanzate da nuove informazioni positive, create in modo studiato allo scopo di migliorare l’economia (cioè il valore) della nostra Web Reputation.

È necessario, quindi, essere abili non solo nella gestione dell’attività di cancellazione (oblio o deindicizzazone delle notizie non gradite), ma anche nella “creazione” di notizie o post che siano coerenti con quanto vogliamo comunicare, utilizzando al meglio le tecniche SEO (Search Engine Optimization) e di tutti gli altri strumenti tecnici che permettano una maggior diffusione del messaggio positivo che si vuole lanciare.

L’equilibrio è molto delicato, perché si rischia facilmente di oltrepassare il confine che renderebbe la nostra Web Reputation artificiosa o peggio falsa. In definitiva, l’obbiettivo primario deve essere quello di fare in modo che il nostro “Io digitale” sia costituito da un profilo digitale ben definito e costantemente manutenuto, perché solo questo rappresenta capitale spendibile, che soddisfa l’economia della reputazione.

Per curare la Web Reputation occorrono consapevolezza e accortezza ed è per questo che emergono, con sempre maggior frequenza, figure professionali specifiche che se ne occupano.

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