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Imprese e Professioni
Conoscenza e Cultura. Milano come distretto culturale per la crescita
Brera: James Bradburne

E’ di pochi giorni fa la proposta del ministro Dario Franceschini di invitare i colleghi di governo e i cittadini tutti a “una partita che deve diventare europea”. Si parla di realizzare una piattaforma online dedicata all’arte, allo spettacolo, alla storia e alla cultura del nostro Paese. “E’ giunto il momento di mettere a frutto la nostra ricchezza culturale fatta di contenuti invidiati e copiati in tutto il mondo” ribadisce il ministro. “L’Europa deve mettere in campo strumenti in grado di promuovere questa ricchezza, anche dotandosi di una piattaforma digitale capace di competere con le grandi multinazionali”. Una piattaforma, si deduce, cui il pubblico possa accedere liberamente, eventualmente arricchita da sezioni specializzate da consultare sostenendo un piccolo costo del tutto accettabile. “Il netflix della cultura”, come viene definita questa nuova piattaforma dal Corriere della Sera.

“La cultura è servita: al via la piattaforma pubblica per le arti e lo spettacolo. Internet per battere il Covid” titolava entusiasticamente il quotidiano La Stampa a proposito della proposta del ministro.

Milano. Museo a cielo aperto

Nello stesso momento Giampaolo Berni Ferretti, Presidente di Milano Vapore, avviava un dibattito online sul tema “Milano. Museo a cielo aperto” sottolineando proprio quei forti valori storici e culturali che vengono universalmente riconosciuti alla città di Milano. Il dibattito si concludeva con due concetti condivisi dai partecipanti: “Fare cultura è anche fare comunità. Tutti questi valori della città avranno un ruolo cruciale nella ripresa del fervore culturale ed economico del Paese, superata l’attuale emergenza”.
(Qui il link all'articolo  Milano “Museo a cielo aperto”)

Intervista all’avv. Giampaolo Berni Ferretti, Presidente di Milano Vapore

Nel corso del dibattito su Milano, cui ha partecipato anche James M. Bradburne, si è parlato proprio di “Economia della Conoscenza” e del ruolo indispensabile della Cultura in un’ottica di economia capitalistica. Vediamo ora di ampliare il discorso ritornando agli aspetti più formali, che non hanno potuto essere approfonditi durante l’evento online.

La posizione di Milano Vapore pare inserirsi perfettamente nell’idea lanciata dal ministro Franceschini. Può ritornare sugli aspetti fondativi delle vostre proposte?

giampaolo berni ferrettiGiampaolo Berni Ferretti

“Possiamo riassumere in estrema sintesi l’economia capitalistica in tre macro-teorie: quella fondativa della materia di Adam Smith (La Ricchezza delle Nazioni, 1776), quella keynesiana (Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta, 1936) e quella della Crescita il cui fondatore è Robert Solow nel 1956. Dato che le prime due realizzano i loro principali effetti nel breve e nel medio periodo, quando vogliamo parlare di crescita economica di lungo periodo ed impostarne le relative strategie di politica economica, dobbiamo per forza fare riferimento all’analisi neoclassica della curva della funzione di produzione in modo da poter impostare una più corretta ricetta in termini di sviluppo”.

Lei accennava proprio alla Teoria della Crescita durante il dibattito

“Quando parliamo di Teoria della Crescita rileviamo che esiste un gap vistoso, inspiegabile, tra la crescita reale del PIL e quanto invece rilevato dalle misurazioni in termini matematici tramite lo studio dell’andamento della curva di produzione nel lungo periodo, dipendente dai due fattori produttivi principali, Capitale e Lavoro, dato che questi hanno rendimenti decrescenti (più li utilizzi, più rendono di meno nel tempo). Questo vuol dire che c’è qualcosa di magico che non riusciamo ad identificare tra un dato rilevato dalla contabilità nazionale e quanto ci può dire in termini matematici la scienza economica”.

Che cosa determina questo scostamento così marcato?

“Questo qualcosa di inspiegabile si chiama Economia della Conoscenza così come indicato nel famoso articolo del 1990 dal premio Nobel 2018 per l’economia Paul Romer, intitolato Endogenous Technological Change (Journal of Political Economy) in cui viene completato il lavoro di Solow, identificando nella Conoscenza il fattore che spiega gli scostamenti di crescita nel tempo fra le 2 curve di produzione, analizzate rispettivamente ex ante ed ex post”.

Quindi nel momento in cui vogliamo progettare a livello europeo, nazionale o locale una politica economica della crescita non possiamo non considerare la variabile Conoscenza?

“Esatto. Esistono tantissime definizioni di conoscenza, la più rudimentale è quella di Informazione, come principale immaterialità rispetto a quella tangibile del Prezzo, risalente a Von Hayek e alla Scuola Austriaca fino alle più moderne, tutte elencate da Dominique Foray nel suo libro del 2000, L’économie de la connaissance. Esempi di conoscenza sono: l’istruzione, il software alla base della tecnologia, la creatività (conoscenza soggettiva) alla base di industrie come il cinema, la televisione, la moda, l’architettura, ecc., e la cultura che è la conoscenza nobile, quella di più alta qualità che l’uomo possa possedere e produrre, quella che mette insieme quattro proprietà: 1. La parte tangibile: le opere, l’infrastruttura (es. il Duomo di Milano, gli Scavi di Pompei, la Reggia di Caserta, ecc. -cioè il Patrimonio Culturale-); 2. La dimensione creativa: ricerca, servizi, marketing, ecc; 3. Le sue diverse manifestazioni: formazione, rappresentazione teatrale, produzione audiovisiva, ecc.; 4. Le sue esternalità positive: la piena sintonia con l’Ambiente.

Ma Conoscenza e Cultura differiscono allora?

“La Conoscenza è un bene in senso economico (pubblico, privato o misto) ed anche la Cultura lo è. Siamo pertanto autorizzati a parlare di Economia della Cultura e a poter pensare ad una sua gestione economica in tutte le sue forme. Non solo, ma è valida la seguente relazione: più cultura = più reddito (o crescita o PIL).  La Cultura inoltre, come tipologia di conoscenza, è un fattore produttivo che presenta rendimenti crescenti: il tipo di crescita che determina non è di tipo addizionale, ma moltiplicativo. Il PIL può crescere davvero tanto se si investe in cultura! In più la Cultura è un tipo di conoscenza che spesso è legata a una dimensione territoriale: è più efficace se inserita in politiche di sviluppo socio-economico locale piuttosto che nazionale. E’ in questo contesto che manifesta la sua massima efficienza produttiva”.

Se ho ben capito lei intende applicare questi concetti proprio alla città di Milano

“Se vogliamo rilanciare in senso moderno una città come Milano non si può prescindere dalla Cultura, contribuendo a realizzare il terzo passaggio storico-economico della città: quello al Distretto Culturale, che segue l’attuale città dei servizi e il precedente distretto industriale.

Ma al fine di poter affrontare con successo questo terzo passaggio storico-economico della città, quello al Distretto Culturale, occorrerà rivedere profondamente il rapporto tra i costi di una burocrazia eccessiva ed il rapporto tra i cittadini, i costi cioè dei servizi e dello Stato-Apparato che evidentemente non sono produttivi di ricchezza e di attrattività di investimenti esteri, come già ampliamente analizzato nel Libro MILANOVENTUNOPUNTOZERO

Grazie per questo approfondimento. Se lei è d’accordo torneremo presto a parlare con lei di economia della cultura

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