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Diciamocelo: prospettive Pop
Fisco, l'odissea del contribuente per una cartella pazza

Se Equitalia (oggi chiamata Agenzia di Riscossione) ti chiede 10 mila euro e scopri che non dovevi nemmeno un centesimo. Ecco cosa accade quando un contribuente riceve una cartella, in questo caso pazza, meglio detta “ruolo di pagamento esecutivo”. Dalla data di ricezione ha 60 giorni per pagare in misura ridotta e/o dimostrare in alternativa che quanto richiesto non è dovuto ma allora i giorni per farlo scendono a soli 30.

E la storia è questa: un mio cliente, titolare di un’azienda di impianti e condizionatori di Maerne, un comune in provincia di Venezia, nel 2014 va in pensione. I figli non ne vogliono sapere di prendersi la responsabilità di portare avanti un’azienda con tutti gli sgravi e oneri che questo comporta e decide quindi di chiudere tutto, cedendo l’attività e l’immobile sede della piccola Srl.Il mio cliente è un uomo molto onesto, paga tutto e tutti, salda tutto quello che c’è da saldare, non vuole “beghe” con il fisco e prima di procedere alla messa in liquidazione e alla chiusura effettiva, paga tutti. Tutti: dipendenti, fornitori, stato ed enti vari. Ma nella fase di chiusura decide, rimanendo nei termine di legge, di posticipare il pagamento degli acconti poiché aveva una temporanea difficoltà di liquidità.

E fin qui tutto bene. Ma il 17 settembre scorso uno dei figli si vede recapitare una cartella di ben 10.141,59 euro dove tra le minuscole righe, da far cercare anche i più acuti di vista, si capisce solo che si tratta di imposta (Ires) del 2013 non versata. Che fare?!

Il mio cliente viene nel mio studio e cominciamo l’attività di ricerca: guardiamo se i versamenti sono stati tutti debitamente versati e verifichiamo con le quietanze ricevute dalla banca. Tutto positivo: tutto è stato versato ed è corrispondente a quanto dovuto e indicato nella dichiarazione presentata. Purtroppo però il portale elettronico, tanto acclamato per i professionisti (CIVIS), qui non è di supporto perché la cartella non è personale ma arriva a titolo di socio di società. Il 25 settembre prendo appuntamento (non è stato facile sono sempre full) nella sede locale della Agenzia delle Entrate Venezia 2. L’operatore mi risponde molto velocemente perché, povero, doveva andare in pausa pranzo, e dire che io avevo preso l’appuntamento negli orari prestabiliti ovviamente.L’operatore mi risponde, dopo aver visionato la cartella e l’anagrafica della società, che “purtroppo” il sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate ha una falla nel caso in cui una società viene messa in liquidazione e nel periodo pre e post liquidazione non legge correttamente i modelli creando acconti d'imposta non dovuti. Bene, la soluzione urge immediata: corro in ufficio produco l’istanza richiesta, prendendo nuovamente appuntamento con i canali informatici e il 4 ottobre mio ritrovo nuovamente davanti a un funzionario.

Bene. Dopo avermi detto che “sì forse poteva essere sgravata ma lui non poteva e i dirigenti erano tutti in pausa pranzo”, mi protocolla l’istanza dicendomi di non preoccuparmi che mi avrebbe inviato lo sgravio tutto rigorosamente via mail pec.

Attendo, ma la mail pec non arriva. Mi arriva una mail dopo qualche giorno molto asciutta dove mi informano che vi è il diniego della mia richiesta, ovvero DEVI PAGARE, in quanto ci sono acconti non versati del 2012. Il 9 ottobre scorso dopo aver preso l’ennesimo appuntamento torno in Agenzia delle Entrate e finalmente mi consegnano l’avviso bonario da dove comprendo le motivazioni per cui è stata emessa una cartella.

A detta del sistema informatico non erano stati versati gli acconti. Allora torno nuovamente in ufficio e mi riguardo tutti i documenti della contabilità 2012, 2013 e dichiarativi 2014 anno in cui è stata presentata la dichiarazione da cui è partito il tutto e finalmente la verità viene a galla.La società, come vi avevo anticipato, aveva delle difficoltà anche su mio suggerimento. Non ha versato gli acconti calcolati al 103% sull’imposta del 2012 per i redditi conseguiti nel 2013 da versarsi nel 2014. Cosa che però alla fine ha fatto e ha sanato, in quanto nel 2014 ha pagato tutto (in contanti e non con crediti) e addirittura ha operato un ravvedimento operoso per definire sanzione e interessi tutto nella legittimità delle normative esistenti. Rimaneva ora da comunicarlo all’Agenzia delle Entrate che dopo l’ennesimo appuntamento il 15 ottobre mi rilascia finalmente lo sgravio totale.

Ora pongo all’operatore alcune domande:

1. Quando chiudi la liquidazione di una Srl sia dal notaio, che in Cciaa, che all’Agenzia delle Entrate comunichi anche per via telematica che i documenti della società rimangono a disposizione presso il domicilio di uno dei soci (cosa fatta). Allora perché il sistema trasmette comunque le comunicazioni, ruoli etc. alla sede legale della società estinto (ovvero chiusa)? Prova che i dati anche se comunicati vengono ignorati dal sistema informatico.

2. Quando ho presentato l’autotutela e tu hai visto la posizione dell’anno e successiva della società dove era ben in evidenza un modello F24 (modello di pagamento) non abbinato ad alcuna imposta, perché non è emerso al secondo incontro la questione? Risposta: purtroppo il sistema pur leggendo il flusso di pagamento non abbina l’imposta omessa poiché non era stata omessa per cui era in evidenza seppur contabilizzata nelle somme incassate dall’Agenzia delle Entrate.

3. Se l’omissione riguarda il 2012 perché attendere settembre 2018 per segnalare l’irregolarità a ridosso della prescrizione dei termini di accertamento? Risposta: purtroppo le poste segnalano con notevole ritardo e le procedure interne in caso di mancata consegna hanno dei tempi lunghi per l’emissione delle cartelle e la notifica per responsabilità solidale ai soci.

Ora comprendiamo bene che tra pochissimo partiranno i flussi telematici delle fatture elettroniche e anche la cosiddetta “pace fiscale” per contribuenti privati e imprenditori e in tutto questo panorama dove tutto viaggia su canali telematici che però a “volte” vengono ignorati, a pagamenti fatti, mi chiedo se alla fine qualcuno ha ragione nel dire che i crediti tributari nei bilanci dello stato sono molto discutibili; visto che i continui “investimenti” fatti sono inefficaci e questo spesso a discapito dei contribuenti.

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