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Palazzi & Potere
Brunetta non va al Premio Socrate: c'è Palamara
Renato Brunetta (fonte Lapresse)

Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione, non partecipa all’edizione 2021 del premio Socrate, tenutosi ieri a Palazzo Altieri, perché presente Luca Palamara, in campo alle suppletive per il collegio romano di Primavalle, lasciato libero dai 5 Stelle. A definirla «un’assenza ingiustificata» e spiegarne le motivazioni è Cesare Lanza, noto giornalista e fondatore del riconoscimento che ogni anno mette insieme i migliori talenti del Paese.

Lo scrittore, di fronte a una platea di tutto rispetto, composta da nomi illustri del mondo dell’informazione come Paola Ferrari, nonché manager di successo, come Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, non rinuncia a scagliare dardi verso il rappresentante azzurro nella squadra di Draghi: «A suo parere, un esponente del governo non poteva presenziare laddove ci fosse un candidato». Lanza evidenzia che allo stesso modo chiunque dei presenti, effettuando il medesimo ragionamento del politico veneziano, avrebbe potuto avere a ridire sul «perché premiare un ministro, che pur essendo un’istituzione, rappresenta una determinata parte politica». Egli, altresì, sottolinea come il suo evento sia indipendente e apolitico: «Siamo un movimento che non ha appartenenze. Siamo, però, tutti accomunati dalla convinzione che il merito, negli ultimi tempi, è calpestato a favore di spinte, motivazioni e favoritismi». Probabilmente un riferimento proprio alle suppletive, dove Pasquale Calzetta, candidato di Fi, sarebbe stato scelto dai big del partito facendo così mancare all’ultimo secondo il sostegno della coalizione conservatrice a Luca Palamara. L’ex togato, pertanto, nel suo intervento, non rinuncia a ringraziare, «chi ha avuto il coraggio di premiare chi ha denunciato un sistema», ovvero quello delle correnti della magistratura che ritiene molto simile a quello che oggi nomina i vertici della Rai. Un vero e proprio guanto di sfida, quindi, viene lanciato a quella classe dirigente moderata del Paese, che per Palamara, predica bene, ma razzola male: «Ritengo che non si può essere liberali, comunisti o fascisti solo a parole, ma sia venuto il momento di dimostrarlo con i fatti».

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